Andrea Gottardi – Un pittorico caos mentale

Ho avuto la fortuna di vedere esposte le secret stories di Andrea, protagonista di questa intervista fotografica, e devo ammettere di averlo immaginato nelle vesti di un pittore. Ebbene si.  Chiudendo gli occhi mi si è materializzato nella mente Andrea, armato di tavolozza, pennelli e l’ho visto dipingere sé stesso attraverso le proprie immagini.

L’ho immaginato mentre, con un sorriso, sceglieva la luce ed i colori. L’ho scorto a volte deciso, a volte perso tra le pieghe voluttuose dei vestiti delle modelle, cercando se stesso e forse ogni tanto trovandolo. Ho percepito il forte impatto emotivo che le sue foto emanano. Le sue foto parlano da sole, ci tengo a farvi subito entrare nel suo mondo attraverso la prima foto che ho visto esposta alla sua mostra tenutasi a Piacenza c/o il ChezArt.

Com’è nata la tua passione per l’arte?

La mia passione per l’arte è nata dai libri di favole che sfogliavo fin da bambino. Queste favole erano illustrate da pittori da tutto il mondo. In un paesino vicino casa mia, chiamato Sarmede, c’è da decine di anni la “mostra internazionale di illustrazione per l’infanzia” dove pittori da tutto il mondo presentano i loro lavori e le loro fiabe per bambini. Credo che questo sia stato “l’imprinting” che mi ha portato ad amare l’arte.

Stabilito che nella tua fotografia vi è un forte ascendente pittorico, come mai hai scelto di esprimerti con la reflex anziché col pennello?

Per un semplice quanto maledetto motivo. Non so dipingere! Avrei tanto voluto fare la scuola d’arte ma sono stato indotto a prendere altre scelte scolastiche, e le mie mani, vogliose di imparare, sono affogate nell’attuale incapacità di esprimere ciò che voglio.

Visto il tuo stile la domanda è d’obbligo: ti ispiri maggiormente a fotografi oppure a pittori?

Mi lascio ispirare dal “bello”. Che sia pittura, fotografia, moda, architettura, cinema, letteratura. Nella pittura trovo molta più quantità di bellezza che nella marea gargantuesca di fotografia attuale che mi lascia quasi sempre affamato, insoddisfatto. La mia ricerca da un po’ si è stabilita nei secoli tra il 1600 e 1900. Non ho idea di quanto tempo ci rimanga, ma li sta bene al momento.

Avedon disse una frase a me molto cara: “I miei ritratti dicono molto più di me che delle persone che io fotografo”, tu cosa ne pensi?

I miei ritratti sono tutti autoritratti! Ma siccome sono bruttino, uso la bellezza femminile come ruolo per interpretare la mia persona e personalità, evitando così di comparire e non abbassare ulteriormente la mia poca stima per me stesso.

Esiste una fotografia  che ti rappresenta più delle altre? Oppure le tue foto “non dicono di te”.

Ogni mia fotografia racconta una storia che sento, che ho vissuto. Esistono foto a cui sono più legato, ma se dovessi pensare a quale foto mi rappresenta di più ti direi che sarebbe quella risultante da tutte quante appiccicate ad un muro e vista da 15 metri di distanza. Un pittorico caos mentale!

Nelle tue opere vi sono quindi dei messaggi impliciti, qual è il messaggio che ricorre più spesso ?

Il messaggio più frequente ed implicito è una perenne insoddisfazione e melanconia, che permane come vernice di fondo alla costruzione di ogni immagine che cerco di creare, perché le mie foto sono come uno specchio per me. Alla fine di un ciclo creativo, di una fase preparatoria, di scatto e di post produzione, posso rendermi conto, come una tac, di come sta la mia anima, e curarla di conseguenza.

Come ti è nata l’idea di acquistare “il giallone”, di “mollare tutto” e di partire per un tour fotografico? Raccontaci questa tua bellissima avventura

Il progetto “Secret Stories on Tour” è nato da una conferenza a cui ho partecipato  come spettatore, sui pittori del Grand Tour. Questi pittori, per lo più figli di persone benestanti, a cavallo del 1700, partirono da tutta l’Europa con metà le città d’arte italiane (Venezia-Firenze-Roma) per imparare e vedere dal vivo le bellezze del nostro paese.

Nel viaggio, che durava mesi/anni, si facevano ospitare da famiglie nobili lungo il cammino, per dipingere paesaggi delle zone limitrofe e/o ritrarre le famiglie che li ospitavano come compenso per il vitto e l’alloggio.

Ho pensato che oggi nel 2018, sarebbe stato bello ricreare questa esperienza con la fotografia e cosi ho fatto. Ho trovato un vecchio camper del 1981 (il più economico on line) e con un Crouwdfunding sono riuscito a comprarlo in sole 24 ore.

Da li a poco sono partito con 20€ in tasca e poca benzina nel serbatoio ed ho cominciato a girare l’Italia facendo ritratti alle persone in decine di città. Tramite una pagina facebook dedicata, scrivevo le tappe del mio ipotetico itinerario e venivo contattato li. E’ capitato che la gente mi fermasse direttamente in autogrill e per strada.

L’avventura mi ha portato a girare mezza Italia con più di 7000 km sul groppone, e decine e decine di ritratti fatti. (potete vederli nella pagina Secret Stories on tour su FB)

Progetti in corso/futuri?

Ho da poche ore aperto uno studio/galleria a Venezia con una vostra vecchia conoscenza, Dennis Ziliotto. In questo Studio a Giudecca 673, esporrò le mie opere ai turisti, e il mio catalogo dove potranno acquistare le foto in base alla dimensione e tiratura, e su appuntamento potranno farsi fare una “Secret Stories” direttamente nella città più bella del mondo! Dopo Piacenza ovviamente…. 😉

Ho seguito  dai social l’apertura di questo nuovo studio/galleria e non vedo l’ora di venirvi a trovare per avere la mia personale “secret stories”.

Nel mentre ti chiedo se hai sogni nel cassetto, con la consapevolezza che potrei scoperchiare il vaso di Pandora …

Non ci sono abbastanza cassetti in questo mondo per contenere i miei sogni, e non vorrei tediarvi raccontandoveli tutti !

Sicuramente non ci tedieresti aprendo la miriade di cassetti. Ma non vogliamo rovinarci le prossime sorprese.

Abbiamo parlato finora di secret stories , come ultima domanda ti chiedo, perché le hai chiamate cosi?

Le Secret Stories nascono dall’esigenza di togliere l’aggettivo di fotografo dal mio nome. Fotografo non mi sento. Sono più un narratore di storie. Sono segrete perché provengono da il mio inconscio più profondo. Quella parte di me che non faccio vedere, ma che tengo per la maggior parte del tempo nascosta, appunto Segreta.

Alla prossima Andrea, con la speranza che in futuro continuerai a dipingere con meravigliosi colori ogni tua esperienza e mai smetterai di affascinare ed emozionare, permettendoci di continuare a scorgere l’intenso bagliore di luce sull’orlo della tua anima.

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