Chema Madoz, lo sguardo sulle cose

Jose Maria Rodriguez Madoz, meglio conosciuto come Chema Madoz, è un fotografo spagnolo famoso per la sua scelta di realizzare scatti surreali, a partire dall’accostamento di oggetti apparentemente distanti tra loro. E’proprio questa associazione di elementi contrastanti che genera contiguità visiva tra forma e contenuto.
Ha studiato Storia dell’arte all’Universidad Complutense de Madrid fra 1980 e 1983; dopo alcuni anni passati a lavorare in banca, ha deciso di dedicarsi totalmente alla fotografia.
Nella sua carriera si è presto disinteressato alla figura umana, in quanto non trovava in essa l’originalità e il potenziale creativo che stava cercando.
L’aspetto più importante nel suo approccio fotografico è rappresentato da un’idea iniziale, anche solo accennata, da cui scaturisce improvvisamente un nuovo significato. Come afferma lui stesso: “Gli oggetti hanno lo stesso carattere delle parole, si contaminano l’un l’altro generando significati sempre nuovi”.
A sostegno di questa convinzione troviamo la scelta di scattare solo in bianco e nero, per non distrarre lo spettatore: “Con il tipo di immagini che prendo, stabilendo collegamenti tra un elemento e l’altro, tutto viene ridotto al contrasto, al volume e alla trama. Il b&n semplifica notevolmente le cose nel senso che imposta oggetti molto diversi sullo stesso piano, unificandoli e posizionandoli nello stesso territorio. Inoltre stabilisce una certa distanza rispetto alla realtà”.
Negli ultimi anni è passato dall’utilizzo del 6×4 della Mamiya al 6×6 di una Hasselblad. Le sue fotografie sono caratterizzate da oggetti che perdono la loro funzionalità quotidiana per trasformarsi in altro, con un impegno minimo a volte, che consiste nel loro semplice accostamento.
Assistiamo ad una vera e propria metamorfosi dell’oggetto, che ci permette di ritrovare nelle cose comuni, di tutti i giorni, un fascino inaspettato.
Come affermava suo zio: “Credere che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni”. Un insegnamento preso alla lettera. Le fotografie di Chema Madoz infatti si possono considerare metafore della realtà.
Ritroviamo nelle sue opere una predilezione per l’illusione ottica. Gli oggetti selezionati rivelano sfumature diverse e inaspettate, che fanno del fotografo quasi uno scultore, grazie a piccole modifiche dirette che permettono di creare una nuova forma.
Oltre al ragionamento operato per ottenere un certo risultato, l’effetto finale è enfatizzato anche dalla scelta di collocare gli oggetti su sfondi uniformi. Non ci sono riferimenti temporali e non c’è appositamente il titolo dell’opera, allo scopo di creare immagini eterne e libere all’interpretazione.
“Il fatto è che non prendo in considerazione la reazione che provocheranno nello spettatore. Cerco immagini che mi commuovano e mi tocchino, che mi fanno sentire che sto facendo qualcosa di diverso di cui non ero a conoscenza. Voglio essere in grado di stare di fronte alle mie foto e sentire di poter comunicare con loro. Se un’immagine mi dice qualcosa, sono fiducioso che ci possano essere altre persone che sperimenteranno la stessa cosa.”

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