Christophe Jacrot- The shape of water

Sono nata in un lunedì di pioggia di novembre. Sarà per questo che, quando su suggerimento di un amico ho fatto alcune ricerche su Christophe Jacrot mi sono trovata nel mio elemento.
Nei progetti “urbani” dell’autore francese città lavate dalla pioggia, vetri appannati e gocciolanti, passanti che schivano pozzanghere, prospettive cittadine innevate e silenziose sono inaspettatamente invitanti e tutt’altro che prosaiche. Invogliano a trovare, in una dimensione apparentemente ostile, un’intimità personale e una presenza naturalistica.
Gli edifici e gli abitanti sono immersi nella natura, sotto forma dell’elemento acquatico, in tutti i suoi stati: liquido in pioggia, solido in neve e ghiaccio, gassoso in nebbia. Questo porta ad una sorta di trasfigurazione che trascende il senso della vista: guardando le fotografie sembra di camminare per quelle strade, di sentire il rumore delle scarpe o delle ruote nelle pozzanghere, quello scricchiolio ovattato della neve sotto le suole, l’odore dell’asfalto bagnato, l’umidità sulla pelle e il sapore metallico della pioggia. Edifici, persone, oggetti appaiono spesso sfumati, dai contorni indefiniti, in una sublimazione di forme e colori. Come un sogno, un ricordo, un occhiale appannato, un vetro gocciolante, una macchia di colore troppo liquido che si allarga sulla tela. Questa forma di “blur” ricorda la pittura – a me, personalmente, i macchiaioli- e scene cinematografiche, non a caso ambito nel quale Jacrot si è cimentato.
Del resto è proprio questo effetto evocativo il fine dichiarato dell’autore: “La pioggia, la neve, il “cattivo tempo, offrono degli universi visivi che generalmente ci sono lontani, perché noi li rifuggiamo cercando di metterci al riparo. Ho voluto catturarne le luci sottili, il forte potere evocativo e romantico, adottando un approccio volutamente pittorico ed emozionale”. (Intervista a Madame Le Figaro, 2011) Oltre ai progetti urbani, dove spicca “New York in Black” che raffigura la Grande Mela durante il black out generato dall’uragano Sandy, degno di nota è il progetto “Snjór: inverno in Islanda”, frutto di un viaggio dell’autore nell’ultima Thule. Qui non si tratta più di dimensioni urbane, ma di puro contatto con la natura nelle sue condizioni estreme, in una dimensione senza tempo, orario, spazio, storia o futuro, orizzonte, inizio o fine.
In questa a-dimensionalità polare o nelle città liquide, c’è qualcosa che mi dice di andare oltre e di spingermi fuori dalle pareti accoglienti, ma imprigionanti, della mia casa: mi dice di uscire, di cambiare, di cercare nelle nebbie, nelle piogge, nelle nevi, un senso, una speranza, un amore.

Per saperne di più:
• Sito ufficiale: https://christophejacrot.com/
• Instagram : https://www.instagram.com/christophe.jacrot/
• Breve biografia dell’autore e riferimenti vari (dotatevi di vocabolario/traduttore dal francese): https://fr.wikipedia.org/wiki/Christophe_Jacrot
• Intervista video: https://www.youtube.com/watch?v=rcBmBqpBytU
• Intervista stampa: http://blog.madame.lefigaro.fr/stehli/2011/11/christophe-jacrot-sous-la-plui.html
• Esposizione annuale: Galerie de l’Europe (55, rue de Seine, Paris 6e)

 

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