Fotografia e stereotipi

La fotografia è un linguaggio molto potente, ma che in passato ha creato stereotipi o ha generato credenze errate.
Il compito del fotografo è anche quello di far riflettere l’osservatore e portarlo a porsi delle domande.
Nella serie Fa’a fafine: in The Manner of a Woman di Shigeyuki Kihara, immagini simili a quelle create dai fotografi occidentali vengono rievocate per il puro piacere visivo del turista creando un’idea errata delle popolazioni del Pacifico e in particolare delle isole Samoa.
Quelle immagini furono trasmesse come etnografiche, ma in realtà i soggetti furono erotizzati dando una visione errata.

Shigeyuki Kihara vuole scardinare questa errata visione giocando anche con la sua sessualità.
Come fotografi o artisti è corretto affrontare il fatto che attualmente il potere dei media è molto elevato ed essere consapevoli che il modo in cui vengono raccontate le storie o ciò che viene mostrato può influenzare molte persone che sono immediatamente raggiungibili attraverso Internet.

Con l’opera del 1989 Untitled (cowboy) Richard Prince evidenzia il modo in cui l’identità e la storia dell’icona americana e dell’ovest americano sono state accuratamente costruite per incoraggiare il consumatore americano, in pratica il suo scatto è la copia (la fotografia) di un copia (la pubblicità) di un mito (il cowboy).
La pubblicità ha sfruttato un mito stereotipato e piegandolo al proprio interesse e credo che il lavoro di Price sia in grado di mostrare bene questa finzione
Molte delle nostre fantasie sono legate a miti creati ad l’arte con scopi diversi da quelli immediatamente percepibili e spesso non ce ne rendiamo conto.

In passato siamo stati influenzati dai media, ma oggi molte più voci sono presenti nelle nostre vite a causa di Internet.
La rete offre grandi opportunità, ma può dare messaggi distorti e pericolosi.
Laia Abril affronta il grave problema dell’anoressia, con il lavoro che mostra come la fotografia e la condivisione siano un nuovo fattore di rischio, la loro influenza aggrava la distorsione della visione che hanno le persone legate alla comunità pro anoressia.


Laia Abril utilizza autoritratti realizzati da persone della comunità che mostrano i loro risultati o competono, creando così un collegamento tra le foto che ha scattato e i soggetti.
Dare un nuovo contesto a queste immagini mostra una realtà che altrimenti sarebbe nascosta e sepolta e porta l’osservatore a porsi dubbi e domande sugli stereotipi che hanno portato a una situazione così grave.
Come fotografi abbiamo il dovere di riflettere su ciò che condividiamo con il pubblico e sul messaggio che stiamo perpetrando e di non pensare alla fotografia solo come pura estetica, ma per capire se noi stessi stiamo riproducendo uno stereotipo

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