Intervista a Caterina Bruzzone

Ciao Caterina vorrei incominciare facendoti i complimenti per riconoscimento al Sony National Award.

Sia la vincitrice (Exit) che l’altra presentata (The Prisoner) sono un po’ diverse dal tuo classico stile, è una nuova ricerca?

In effetti si, Metropolis é un lavoro che sto attualmente portando avanti e che tratta di archittetura ma sopratutto dell’uomo, un po’ spersonalizzato e quasi assorbito dal tessuto urbano, sospeso tra il passato con cui non riesce a chiudere i conti ed un futuro caratterizzato fortemente dalla tecnologia di cui si sente contemporaneamente padrone e schiavo. In questo contesto il bianco ed il nero rappresentano, come diceva Frank, l’alternanza di speranza e disperazione.

Exit in particolare esprime la voglia d’uscire da un periodo buio che si manifesta nel mondo in diversi modi: con  la migrazione e la voglia di staccarsi dall’Unione Europea o dal proprio paese, o più semplicemente con il superamento dei consolidati schemi politici che hanno dominato la scena dal secondo dopoguera. In tutti i casi nessuna certezza se non il bisogno di credere in un domani migliore.

Ho notato una grande differenza tra le tue foto a colori e quelle in bianco e nero, le seconde sono molto più grafiche con contrasti molto più spinti, ti va di parlarci di queste “2 anime” di Caterina?

Sono due generi molto diversi tra loro, nel paesaggio a colori tendo a voler riportare un’immagine finale il più vicino possibile a come l’ho vista e vissuta,  pur non essendo a volte un’immagine semplice dal punto di vista della realizzazione tecnica, risulta più facilmente leggibile da un pubblico più ampio. Nel BN cerco di arrivare all’essenza della scena lavorando in modo da  evidenziare la struttura grafica in modo funzionale al messaggio che voglio trasmettere al lettore finale, si può fare anche col colore, ma bisogna essere ancora più essenziali.

Guardando le tue foto è difficile non vedere quanto l’acqua sia ricorrente, è solo un fattore estetico o c’è di più?

L’acqua e sopratutto il mare mi hanno sempre affascinato, importantissimi per la loro sinergia con l’uomo e il territorio che si può raccontare sotto molto aspetti. Sono soggetti dinamici che aggiungono sempre qualcosa alla fotografia, si possono ottenere risultati anche molto diversi solo variando il tempo di scatto ed il momento in cui si decide di scattare e questo porta a voler sempre sperimentare effetti diversi.

Tu sei ligure, una terra che da molti spunti e a cui hai dedicato molti scatti, ritieni che per creare un lavoro importante paesaggistico occorra risiedere in quel luogo? 

Certamente  abitare vicino ad una zona di interesse paesaggistico aiuta molto per sfruttare al massimo le condizioni metereologiche e di luce migliori o particolari che possono venire a crearsi anche in luoghi meno conosciuti. La vicinanza aiuta lo studio della luce nelle varie stagioni ma la conoscenza sia del territorio che della cultura del luogo che si vuol fotografare è sempre importantissima, sopratutto se  non lo si ha vicino a casa. Vedo molti casi in cui si interpretano paesaggi profondamente diversi sotta la stessa chiave di lettura, ad esempio, Islanda e Corsica : sia per clima, conformazione e cultura sono profondamente diverse, secondo me andrebbero  interpretate fotograficamente in maniera differente.

Si può essere un grande paesaggista senza dedicarsi ai grandi classici americani o le tipiche foto islandesi che ora vanno molto di moda?  

Direi di si, anzi… C’è un gran numero di immagini degli stessi luoghi e molto simili tra loro che gira in rete, tolte le dovute eccezioni di scatti che fanno la differenza, il valore di un buon fotografo non penso si possa misurare solo in base ai km che ha fatto per scattare una foto o dal luogo che ha fotografato. Credo che anche la sola l’esplorazione del territorio vicino a casa possa consentire di trovare nuovi spunti, paradossalmente, vista l’inflazione di immagini in rete è più difficile, ma non impossibile, farlo nei luoghi più belli e conosciuti

Pensi sia possibile fare qualcosa di autoriale facendo fotografia paesaggistica? te lo chiedo perchè spesso sembra che tutto si sia ridotto a pura tecnica e si sentono più discussioni legate a piccoli dettagli che sul soggetto ripreso.    

Questa domanda mi riporta nuovamente al tema dell’interpretazione del paesaggio che abbiamo davanti (sempre considerando che  la tecnica deve essere buona a prescindere): può diventare autoriale se il fotografo fa passare qualcosa di se nella scena, trovando quell’equilibrio alchemico tra interiore ed esteriore di cui parlava Ghirri che consente di raccontare soggettivamente la scena nel rispetto della stessa andando oltre il puro aspetto emozionale, evitando il puro esercizio di tecnica e la ricerca “dell’effetto wow” che in quest’ottica non possono bastare

Se dovessi dare un consiglio a un novizio quali autori gli diresti di approfondire?   

Non mi sentirei di consigliare uno o due autori,  la fotografia è un mondo vasto e variegato, da esplorare con calma ed attenzione, non limitandosi soltanto a seguire i fotografi che ci attirano di più al primo impatto, spesso si cresce maggiormente arrivando a capire, che non significa per forza dover apprezzare, anche i lavori di coloro che sentiamo meno vicini ai nostri gusti di un dato momento. In ogni caso il suggerimento è di studiare il lavoro sia di autori del passato che contemporanei, io personalmente rimanendo nel genere che pratico all’inizio ho apprezzato molto ad esempio Giacomelli, Fontana, Pete Turner, Haas, Jay Maisel poi Salgado e Kenna, ma  l’elenco sarebbe lungo e oggi anche semplicemente girando per la rete si possono trovare autori molto interessanti come Gabriele Croppi.

Un saluto a Caterina e per chi volesse approfondire questo è il suo sito ufficiale:

https://www.caterinabruzzone.it/

August 2017, Valencia, Spain, City of Science and the Arts: people locked in these bubbles floating on the water reminded me of the television series “The prisoner”.

 

August 2017, Valencia, City of Science and Arts, In the architectural glimpse, human figures seem to become an integral part of the structur

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