Intervista a Francesco Ferla – La potenza della Grafica

Dimenticatevi di una Sicilia sbiadita dal sole, con palme e fichi d’india, cieli azzurri e luce meridiana. Pensate a nuvole titaniche, architetture drammatiche e una fusione di culture che si rivelano negli antichi monumenti e nei visi dei passanti. Parliamo di Francesco Ferla, dei suoi progetti fotografici dalla grafica potente e dal forte impatto visivo, con un messaggio che va oltre l’immagine, oltre il mare, oltre il tempo e la storia.

LA STRATEGIA DI UNO STILE DISTINTIVO

Ciao Francesco, hai appena concluso una mostra internazionale a Buenos Aires sulla Sicilia Arabo- Normanna. Mi ha colpito molto la tua cifra stilistica, lontana dai cliché. Mi vuoi parlare di questo progetto e delle tue scelte di rappresentazione?

Questa mostra nasce da Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. Si trattava in origine di rappresentare foto di edifici candidati a siti Unesco. Mi sono domandato: che si fa? Sono architetture così eterogenee tra loro!

Ho dovuto attuare una mossa strategica: l’architettura è difficile da capire, non è immediata, non è “cool”. Devi manovrarla graficamente per renderla appetitosa, non riscuote interesse immediato a livello mediatico. Ho quindi scelto operazioni grafiche aggressive, diverse dalla consueta rappresentazione solare della Sicilia. Dove sta scritto che qui c’è solo il sole?

Quanto c’è di pittorico e letterario nel tuo stile?

Hai centrato la domanda! C’è un filone dark in Sicilia, peggio di Londra! Pensa al culto dei morti, ai Beati Paoli, alle storie di omicidi, Sciascia, anche Camilleri. Noi siamo greci, siamo Eros e Thanatos, cultura solare contro ombra. Lo si vede anche con alcuni fotografi, come Letizia Battaglia o Ferdinando Scianna. Siamo anche influenzati dal romanticismo dark tedesco, grazie alle contaminazioni portate del Grand Tour. Aggiungici poi la mia passione del gotico, Bukowski, Poe, fai un mix personale del tutto e ne escono rappresentazioni plumbee, nuvole titaniche, dramma… la Sicilia dei carretti siciliani a noi annoia un po’.

UN MESSAGGIO INTERNAZIONALE

Oltre allo stile però c’è di più: le tue foto trasmettono un messaggio potente.

In un progetto, oltre allo stile, conta il contenuto, il messaggio. Questo progetto è legato alla peculiarità delle chiese normanne in Sicilia, Vedi, a differenza di edifici di culto cristiani poi trasformati in moschee o viceversa, queste chiese cristiane nascono già come tali, però sono realizzate con maestranze arabe. La Palermo del 1.100 era come la Londra di oggi la nostra è sempre stata una cultura multietnica. Re Ruggero si fece incoronare dentro un edificio voluto da lui, cattolico, sotto un il tetto decorato con scritte in arabo. La cosa incredibile è che, se traduci, non trovi frasi del Corano ma del Vangelo.

Questo lavoro è quindi simbolo universale di sincretismo e multiculturalità, pertanto riscuote interesse anche fuori dall’Italia o dall’Europa. Nel mio progetto c’è stata pianificazione preventiva: è questo il momento giusto, in uno scenario in cui l’Italia sta cercando nuovo spazio politico nel Mediterraneo, quindi le ambasciate sono pronte ad accettare lavoro fotografico su questi temi, che è un messaggio universale. Infatti, anche se Libano non c’entra con la Sicilia, essendo una terra multiculturale il suo messaggio funziona anche lì, come in Argentina. Anche il lavoro sui visi dei siciliani “Sicily- Multi Ethnic Culture” si innesta in questo filone.

 

Come sono state accolte allora le tue foto a Beirut?

A Beirut esponevo al Beit, un edificio simbolo della guerra, dove anni fa fucilavano le persone. Il luogo è stato restaurato in modo conservativo: ci sono ancora i buchi dei mitra nel muro. Ho allestito a terra, con opere in vetro. Questa forma di rispetto li ha fatti impazzire: hanno visto qualcosa di diverso dall’immagine dell’occidentale colonizzatore, si è acceso il loro entusiasmo. L’Islam andrebbe capito, più che affrontato. Se non hai il taglio culturale per fare questa operazione non ne esci, loro non si piegano e sono 2000 anni che siamo contrapposti. Anche la fotografia quindi ha un ruolo culturale, sociale e politico. Palermo è stata scelta come capitale della cultura anche per motivazioni politiche legate all’ integrazione. Dobbiamo superare campanilismi, cliché, pregiudizi.

 

La tua visione progettuale è molto “story-telling”. È anche per questo che funziona così bene?

Guarda, io non sono fotografo, sono prima di tutto architetto e designer. Sono un inventore di concept, creo pacchetti visuali, gruppi di immagini con una linea grafica progettata e coordinata, che determinano valore e che funziona perché raccontano una storia.

Ti devi porre la domanda: cosa comunico? Cosa funziona? Come riesco a raggiungere, a colpire, a sensibilizzare?

Con le immagini deve passare un messaggio intellettuale. Ovvio che poi devi fare attenzione a non farti strumentalizzare a livello politico.

 

Francesco Ferla, Cosmogonia, Piazza dei Quattro Canti, Palermo.

FOTOGRAFI E FOTOGRAFIA

Qual è, secondo te, la preparazione ideale di un fotografo? Quali qualità deve avere?

Per anni sono stato convinto che fosse necessario un bagaglio culturale importante, poi ho conosciuto grandissimi fotografi quasi analfabeti. Succede anche in altri campi, pensa a Rodin per la scultura. Vuol dire che esiste la possibilità di espressione scissa da cultura, istruzioni, anche di esperienza.

Allora, cosa serve al fotografo? Serve o tutto o nulla. Il talento è sufficiente ma solo se vuoi fare l’artista, ma rimani nelle gallerie.

A livello mediatico serve preparazione, non puoi agire d’istinto. Devi studiare aspetti che vanno oltre l’immagine, perché altrimenti le foto ti rimangono nel cassetto, devi concepire un prodotto di marketing.

Nel web ti devi differenziare, offrendo un prodotto diverso con un linguaggio che colpisca. Devi passare giorni e ore a scandagliare preventivamente cosa è stato fatto sul web, anche gli stili utilizzati, per non ripeterli. Conta la potenza del segnale. Il fotografo sta su internet con coscienza, a livello professionale e spesso si deve avvalere di altre figure. La foto arriva dopo, prima funziona il progetto, non esiste che ti metti a fotografare random.

Secondo te la fotografia è ancora considerata arte di serie B?

Ormai no, ha surclassato tutto. Ha raggiunto le altre arti nelle valutazioni alle aste e ha un business incredibile. Che business c’è sulla scultura in marmo? Non trovi nemmeno attrezzatura facilmente! Invece la fotografia è senz’altro in grandissima ascesa. Soltanto che non è fotografia, è immagine. La vecchia idea vecchia di fotografia non esiste più, con la quota preponderante di postproduzione ha un potere infinito e assoluto.

Postproduzione: cosa ribatteresti ai puristi?

Ribatto che la postproduzione c’è sempre stata: ho imparato la fotografia in analogico, ho passato ore e giorni col taglierino rimuovendo le persone sul negativo e facendo tutti i trucchi possibili, tipo applicare unguenti per cambiare colore. Inoltre non mi risulta che in natura ci sia “l’albero del grandangolo”, quindi già cambiando obiettivo tu applichi dei trucchi. E’ anche vero che software come Photoshop sono difficili, richiedono un grande intervento pittorico e quindi spesso sono percepiti male. Tuttavia la tecnologia non toglie, ma dà vita. Io produco l’opera: guardiamo i contenuti, che me frega delle tecniche!

In un’intervista precedente hai detto che qualsiasi posto è attrattivo, dipende dallo sguardo. Hai voglia di vedere con occhi diversi una città del nord, umida, fredda d’inverno e torrida ‘destate? No fichi d’india, no boulevard parigini, no fermento londinese? Se sì, ti aspettiamo a Piacenza!

Ti ringrazio, mi farebbe piacere passare, nonostante il fatto che sia così sballottato tra progetti vari. Nel frattempo vi seguo su sito e social!

A presto Francesco, ti ringraziamo e speriamo di vederci presto!

DICONO DI LUI:

“Alla radice della potente suggestione del lavoro di Ferla, in cui la monumentalità dell’architettura appare esaltata da sfondi di cielo tempestosi e contrastati e l’impianto onirico e simbolico dell’estetica medievale acquista una fascinosa evidenza, c’è un lavoro di astrazione che isola le architetture dal contesto reale come se si trattasse di un disegno rinascimentale, aiutando lo spettatore e generando icone riconoscibili”. Corriere della Sera

Sito:                https://www.francescoferla.com/

Flickr:              https://www.flickr.com/photos/30652353@N06/

Instagram:       https://www.instagram.com/francesco_ferla/

Linkedin:          https://fr.linkedin.com/in/francesco-ferla-477a8837

 

 

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