Kubrick e la prospettiva a singolo punto di fuga

La fotografia accompagna da sempre il linguaggio cinematografico, lo modella e lo definisce, influendo fortemente sul risultato finale.

La prospettiva, la composizione e la resa delle riprese costituiscono elementi essenziali per restituire qualità ad un film.

Lo studio della fotografia e la sua applicazione nel cinema è evidente nei film di Stanley Kubrick, regista definito “visionario” ma al contempo capace di un realismo particolarmente crudo.

La sua attenzione maniacale per la prospettiva e la simmetria si ritrova in molti dei suoi lavori: da “2001: Odissea nello spazio“, a “Shining“, “Arancia Meccanica“, “Full Metal Jacket“, “Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba“, “Eyes Wide Shut“.

La disposizione sia di oggetti che di persone è sempre precisa e perfettamente centrata all’interno della scena, permettendo allo spettatore di soffermarsi sull’insieme degli elementi ed apprezzarne l’armonia e la forza che ne deriva.

Non è un caso che Kubrick, oltre che regista, fosse prima di tutto un fotografo. La sua carriera cominciò con la fotografia di un edicolante americano raffigurato mentre legge la notizia della morte del Presidente Roosvelt. Quella stessa immagine venne venduta alla rivista Look, che riconobbe subito in Kubrick un talento particolare. Da allora cominciò una collaborazione che lo portò ad immortalare per 5 anni, in una sorta di documentario, la vita quotidiana americana.

La dimensione visiva quindi domina in tutte le sue opere, ponendo in secondo piano la narrazione.

Con la sua scelta stilistica, il cosiddetto punto di fuga, il regista riesce ad indirizzare tutta l’attenzione verso i personaggi, che spesso occupano il centro dell’inquadratura.

I punti di fuga guidano lo sguardo dell’osservatore.

Nella fotografia non tutte le scene hanno linee parallele o punti di fuga evidenti, per cui alle volte è necessario enfatizzarli. Se si vuole intervenire sulla percezione dell’immagine e la sua drammaticità, si può usare un obiettivo grandangolare in quanto tende ad enfatizzare gli angoli e a distorcere la visione prospettica. Al contrario, se i punti di fuga sono troppo forti ed è meglio ammorbidirli, si può usare una lunghezza focale maggiore.

In questo video una raccolta di inquadrature prese dai film di Kubrick basate sul singolo punto di fuga.

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