Questa è una frase provocatoria di Umberto Eco citata molto spesso:

“  I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli  „

E’ indubbio che leggendo certe cose pubblicate attualmente si tenda a dargli ragione,ma questo ragionamento può essere applicato anche in fotografia.
Tutto è immediato, scatto e condivido, non c’è filtro, non c’è il tempo di pensare tutto è on line subito, tutto viene consumato velocemente passando alla foto successiva.
Il risultato è un mare di buone foto? ovviamente no, molta è spazzatura digitale, rumore in rete.
La domanda è: Eco ha ragione? Internet dando la “parola” a tutti a creato solo una marea di fotografie banali dove la qualità è affogata dal rumore di fondo?
In realtà c’è un’altro punto di vista che mi è capitato di leggere, Internet veniva paragonato all’invenzione della stampa di Gutenberg, la diffusione della stampa diede la possibilità a molte più persone di accedere a informazioni e di poter leggere.
La chiesa non controllava più l’informazione, inizia il rinascimento e una diffusione della cultura diversa.
In una forma differente e con una dimensione anche maggiore Internet ha si creato molta spazzatura, ma ha anche dato la possibilità a tante persone di esprimersi, ci sono molte “opere” che possono essere viste e scoperte grazie alla rete, tanti autori di livello hanno la possibilità di fare sentire la propria voce.
Potremmo essere quindi all’inizio di un nuove periodo per l’immagine?
Diversi fotografi anche se con parole differenti esprimono spesso un concetto molto simile ossia che allo stato attuale fare una semplice bella foto non basta più, una foto tecnicamente buona, ma priva di significato non lascia il segno, è l’idea e l’interpretazione della stessa che ha un senso.
Qualche giorno fa Benedusi si è un po’ divertito a portare scompiglio tra i fotoamatori dicendo che trovava difficilissimo fotografare un tramonto e non aveva tutti i torti, è difficile non essere scontati, riuscire a comunicare con uno scatto qualcosa o raccontare qualcosa giocando con un clichè non è affatto banale.
Quanti tramonti sono presenti in rete?

C’è anche chi va in controtendenza, un approccio che ho trovato interessante è quello di Penelope Umbrico con Suns from Flickr, l’autrice decide di non scattare una sola foto in più del tramonto dopo la marea di scatti trovati on line, ma di riciclare diecimila dei tramonti di Flickr per comporre il suo meta-tramonto, senza che nemmeno un solo pixel vada sprecato, una sorta di protesta a questa esagerata voglia di condivisione
Cosa nè pensate?
come vivete questa evoluzione dell’immagine e questo confronto con una marea di altri scatti?
Come e cosa decidete di pubblicare?

Matteo Groppi