Mostra Riflex presso Acrobatic Fitness

Il bello del Riflex è l’eterogeneità.

Il rischio di omologazione di stile e soggetti non è certo una prerogativa di questo gruppo fotografico.

Semmai i tratti caratteristici del Riflex sono proprio la diversità e un sano individualismo scevro dalla competizione, espressione delle esigenze e degli stili espressivi di ciascuno.

Nell’esposizione temporanea alla Palestra Acrobatic Fitness Center, dal 7 aprile al 9 giugno, questo si vede chiaramente.

Facciamoci un giro assieme. Come? Vi racconto con un gioco cosa mi hanno trasmesso le loro foto: che profilo ti rappresenta di più? Leggi le presentazioni dei protagonisti di questa esposizione, vediamo in chi ti rispecchi!

E soprattutto: se sei alle prime armi con la fotografia e cerchi un gruppo di riferimento, se non vuoi costrizioni e vuoi mantenere la tua libertà espressiva, segui la pagina Riflex, nuovi corsi ti aspettano!

 

MICHELE BONGIORNI: REBEL REBEL (D. Bowie)
@ 33bongio

Non per forza la ribellione e la denuncia devono sempre trovare sfogo in immagini provocatorie o estreme. Le foto di Michele esprimono un dissenso misurato, ma non per questo meno efficace. Disappunto rispetto ai contrasti che ogni giorno feriscono i nostri occhi di abitanti di città, a cui ci siamo abituati nel tempo. Li subiamo inconsapevolmente, e inconsapevolmente ci fanno male. Quindi il bello, negli scatti di Michele, è sempre presente ma effimero come una stella cadente, nel buio degli edifici omologati, orientati alla mera funzionalità e dimentichi di una dimensione estetica vitale.

 

STEFANIA CASELLA: DREAM ON (Aerosmith)
@Ste_ellak_foto

Le sue immagini femminili dagli sguardi maliziosi o tragici fanno capolino in scenari barocchi surreali. Nelle foto di Stefania ritrovo l’eterna lotta del femmineo tra sogno e realtà. Broccati, farfalle e specchi rimandano alle sensazioni inquietanti del risveglio da un incubo sottile: il ronzio inquietante di un placido stagno d’estate, le gocce di linfa che stillano da cortecce inanimate, i profumi lussuriosi e oppiacei di fiori apparentemente innocui.

Qualcosa di volutamente lezioso e dolcemente opprimente, ambiguamente autobiografico ma al contempo universale, che ci restituisce tutti i nostri inconfessabili desideri, le nostre angosce, i nostri sogni.

 

ELEANA GROPELLI: STORIES OF THE STREET (L. Cohen)
 
 @eleana_gro

Eleana è una fotografa eclettica: nessuno dei suoi progetti assomiglia agli altri. Voi per tema, per tecnica o per intento. Nelle foto esposte all’Acrobatic mi sono trovata di fronte ad un reportage dalle scelte cromatiche caravaggesche, ad immagini che raccontano di persone che si incontrano per un attimo fuggevole ma le cui le vite diversissime non hanno altra, seppur minima, interazione. Solo la fotografia ci consente di intravede qualcosa del clochard, della donna velata, della ragazza col turbante a cui mai, per pudore, distacco sociale, barriere linguistiche oresemmo fare alcuna domanda diretta. Vite vere, su cui le foto di Eleana gettano uno spiraglio invogliandoci a saperne o a immaginarne di più.

 

MATTEO GROPPI: BODY TALKS (The Struts)
@ matteo_groppi

Le foto di Matteo non lasciano indifferenti. Ho visto con i miei occhi signore della terza età scostare gli occhi – e sarebbero arrossite, in un’altra era della loro vita – mentre i mariti scuotevano la testa con rassegnazione.

In primis per il nudo, non ancora sdoganato nella nostra società ancora profondamente e bigottamente borghese.

Ma c’è altro. Nei suoi scatti in bianco e nero, dalle proporzioni e dalla pulizia formale che ricordano le architetture neoclassiche, si percepisce un non detto che va oltre le apparenze fisiche e che sfiora il labirinto della psiche. Rapporti di forza, inconfessabili dipendenze, anime che il corpo non rappresenta. Apparenze che sfidano i nostri pregiudizi e le nostre pigrizie ad andare oltre, abbandonando qualsiasi pretesa di giudizio.

 

VITTORIA QUEIROLO: MORE THAN MEETS THE EYE (N. Young)
@ panzervic

Vittoria è un occhio attento ai dettagli e alla composizione degli elementi. Dove c’è una ripetizione apparente, riesce a cogliere l’elemento insolito, che fa da contrappunto catturando l’osservatore, senza disturbare l’equilibrio complessivo. L’approccio è sincero e autentico: Vittoria fotografa quello che le piace, che la colpisce poeticamente. A Berlino, dove ha scattato le due foto esposte, ha trovato architetture contrastanti e dal sentore degli anni 90 nordeuropei, che lei ha accostato a presenze umane di “disturbo”, che mitigano l’affetto annichilente degli spazi e che conferiscono un tocco di personalità.

Il tutto esaltato da scelte cromatiche e di contrasto di notevole impatto: non perché urlate, ma al contrario: talmente equilibrate da rimanere indelebilmente impresse nella retina dello spettatore.

 

ALESSANDRO VARACCA: ALGORITHM (Muse)
@ alevaracca

Chi l’ha detto che gli edifici moderni sono brutti, monotoni e opprimenti? Alessandro trova nelle più impensate periferie urbane una materia prima che assurge ad una dimensione estetica originale.

Nel progetto “Abstract Cities”, iniziato nel 2016, la facciate squadrate, le finestre e i motivi seriali, le spigolosità diventano elementi geometrici trattati come nei quadri di Mondrian e Klee e privati da ogni riferimento all’edificio originale, al luogo e al tempo dello scatto.

Ogni dettaglio superfluo è eliminato in funzione della pulizia minimalista, i colori piatti a pastello e le ombre impercettibili giocano con le forme e la profondità dei piani. Una sfida intellettuale che rimbalza su di noi spettatori: perché non proviamo a guardare con occhi diversi i palazzi che ci stanno attorno, trovandoci particolari inaspettati? Ne siamo capaci? Se solo provassimo, potremmo stupirci di noi stessi.

 

Erika Buzzetti

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