Non è tempo di relax, è tempo di studiare

Nel 2009, per Natale, mi sono regalato una macchina fotografica nuova. Questo nonostante tutti i rincari tipici del periodo natalizio, perché pensavo, nelle vacanze, di avere tutto il tempo di andare in giro a provare il mio giocattolo nuovo, di impararne il funzionamento e capire le sue strabilianti qualità.

Non avevo fatto però i conti con batteri vari che, approfittando delle vacanze, potevano cercare di andare in villeggiatura nel mio corpo: in particolare quello di una polmonite decise di soggiornarvi per circa un mesetto, mica tutto, d’accordo, ma tra il suo arrivare e il suo partire questo è stato il periodo per me di permanenza casalinga forzata.

Saul Leiter – In my room

Neanche da dire, nonostante gli sgraditi ospiti nei miei organi interni, il giocattolo fotografico non è rimasto cinque minuti nella sua nuova e bella scatola, ma e stato provato tra le quattro mura di casa, con risultati terribili, d’accordo, ma che mi hanno fatto capire che anche tra le mura domestiche non è detto che non si possa trovare qualche spunto nuovo, se si vuole ottenere qualche immagine senza dover consumare per forza le suole delle scarpe o le gomme della macchina.

Saul Leiter – In my room

Sulle immagini scattate allora con frenesia, stendiamo, naturalmente, un velo pietoso.

Adesso, pur senza “giocattoli” nuovi, mi ritrovo, un po’come tutti del resto, nella medesima situazione di reclusione forzata, questa volta però mi chiedo quali esercizi fotografici si possano fare tra le mura domestiche.

Luigi Ghirri – interni

Mi rendo conto che questo possa sembrare un esercizio stucchevole, ma comunque anche una pratica utile a ricordare che la fotografia è fondamentalmente un linguaggio, al di là di tutti gli orpelli estetici e stilistici, di tutte le costruzioni e le “cornici” che le si vogliono affiancare, a volte anche importanti e propedeutiche alla comprensione dell’immagine, per carità, ma qualche volta anche un po’ fini a se stesse. Così forse qualcosa di buono da tutto questo verrà anche fuori, magari persino utile da mostrare tra qualche mese (o qualche anno?) quando tutto questo sarà diventato un ottimo argomento di conversazione con tutti i ti-ricordi-quando e i ti-ricordi-come del caso.

Luigi Ghirri – interni

Senza considerare che il “ti-ricordi-quando” in questo periodo casalingo si può fare cogliendo l’opportunità per ripercorrere i nostri archivi, analizzandoli anni dopo con un nuovo gusto andando magari a ripescare qualcosa che avevamo ingiustamente scartato e scartando nello stesso tempo qualcosa che ritenevamo in qualche modo presentabile (e che non lo era affatto).

Luigi Ghirri – interni

Infine il tanto tempo a disposizione può diventare anche un’occasione per scoprire autori nuovi, la rete ce ne dà quotidianamente modo, e ritrovare quelli che conosciamo già scoprendo cosa sono stati in grado di fare in una situazione analoga a quella che stiamo vivendo: è sempre in qualche modo istruttivo, oltre che consolatorio, sapere che qualcun altro ha già dovuto affrontare per amore o per forza un isolamento tra le mura domestiche; partendo poi dal voler approfondire ciò che questa reclusione ha prodotto, si finisce per spaziare tra quello che gli autori hanno realizzato anche in posti più lontani da casa, imparando un po’ d’arte e mettendola da parte per un dopo che, speriamo, non si faccia aspettare troppo.

Gianni Berengo Gardin – dalla finestra
Gianni Berengo Gardin – dalla finestra

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