RAOUL IACOMETTI: FOTO, DENUNCIA E POESIA

ALCUNI DI NOI

QUANDO LA DELICATEZZA DIVENTA GRANITICA

La Fotografia come rispetto, integrità e umiltà

 

Nella sua biografia online dice di essere nato a Milano, tacendo l’anno, ma di aver sempre avuto un rapporto simbiotico con il mare, che gli ha salvato la vita. Sarà per questo afflato di libertà, per questa brezza che soffia nelle sue foto che trovi poesia ed eleganza su uno sfondo in movimento, un anelito all’irrequietezza misurata, alla sensibilità discreta ma fondamentalmente granitica.

UNA DENUNCIA IN PUNTA DI PIEDI

Raul, guardando il tuo progetto sulla disabilità ho percepito una particolare delicatezza, quasi un pudore. Nelle tue foto non c’è l’ossessione per l’estremo. Trattando questi temi, a che punto eticamente ci si può o ci si deve spingere?

Non c’è un limite tout court: tutto dipende dall’etica personale. Anch’io ho scattato all’estremo del vedibile, ma per mia coerenza ho deciso di mostrare quelle dove la disabilità è complemento all’abilità. Il mio obiettivo non è scioccare le persone. A volte davanti a foto di malati e disabili senti commenti come: “Che bello”….no, l’immagine non deve essere bella, deve comunicare qualcosa: una tristezza infinita, come invece una gioia.

Oltretutto, sono tre o quattro anni che lavoro su questo progetto con NEMO, UILDM e UNITALSI e mi sono divertito un sacco: non sempre è stata una tortura per il cuore. Spesso sono gli stessi pazienti che rispondono ad un dialogo più positivo che negativo e le persone attorno a loro accettano il ruolo di comprimari della malattia, lavorando fianco a fianco. Racconto la disabilità, spero di riuscirci, anche attraverso i loro occhi.

RELAZIONE CON LE PERSONE

Che tipo di connessione devi avere con una persona per riuscire a fotografarla bene?

La relazione con le persone si riassume nella parola FIDUCIA.

con i malati ma soprattutto i parenti, che sovente fanno fatica ad aprirsi e non sempre si aprono subito al discorso fotografico. Con alcuni è amicizia ed è un dare/avere dove ricevo più che dare. Quando sto con loro sto bene, non mi sento giudicato. Loro non ti etichettano, sono persone fluide di mente: quello che pensano dicono, ma quando ti vedono e ti abbracciano il loro è un abbraccio vero, senza riserve.

Poi ci sono altri reportage, di tipo più descrittivo e meno relazionale, dove l’approccio è diverso. I mondi di alcune patologie sono molto più critici e meno documentati. Ho l’impressione che il problema dell’accesso alla salute sia, talvolta, un filone volutamente obliato. Con il mio progetto – insieme a quelli di altri colleghi – spero di sensibilizzare le persone e le istituzioni. Forse è utopistico, chissà. Ma almeno ne parlo.

 

Qual è stato quindi il tuo approccio?

La prima volta risale a circa 4 anni fa, sono partito per un campo di sei giorni a Follonica e per metà della settimana non ho toccato la macchina. Nei giorni successivi non ho scattato nemmeno 200 foto perché ho passato i primi tre giorni con i volontari, per capire i compiti di ciascuno di loro. Perché devi fotografare quello che conosci, devi avere un sentimento di quello che stai facendo, soprattutto quando si lavora con e per le persone. Rispetto prima di tutto.

Ecco, se c’è un’etica, è il rispetto verso le persone.

I DITTICI DI GREEN ATTITUDE

Parlami di un altro progetto: Green Attitude. Come è nato?

È nato così: per caso, nel 2008 stavo scattando per un altro lavoro in una serra, camminando con gli auricolari e una canzone in loop nelle cuffiette. Le piante si muovevamo, come una danza ed è nata l’idea. Carlotta Bersani è stata la “cavia” per il progetto, una mia carissima amica che pratica tuttora la danza per passione. Poi, dal quel “lontano” 2012, anno di effettiva creazione del progetto, ho avuto la fortuna e l’onore di poter ritrarre danzatrici e danzatori importanti che fanno parte di altrettanto importanti corpi di ballo, quali La Scala di Milano, Opéra National de Paris, Teatro Opera di Roma ed altri ancora.

Sono stato uno dei primi a dare un palcoscenico diverso alla danza, fuori dai teatri, perché mi piace decontestualizzata. Il mio progetto è nato così, anche per questo: i progetti sono personali, non basta mettere una ballerina in una serra e tac, ciò diventa il culmine per una manciata di like su Facebook o Instagram. Oggi molti copiano l’idea e il gioco è fatto. No, non è la stessa cosa. Dietro ad un progetto c’è la progettazione, la fatica di creare e quella poi della realizzazione. Detesto quelli che succhiano le idee e se ne appropriano, senza rispetto e senza l’etica di cui parlavamo prima. La mia contrapposizione danza/natura è nata come un dittico, dove alla ballerina/o/i fanno da contrappunto alle forme di fiori e piante, che sono rappresentate più o meno stilizzati a seconda di quello che si vuole. Il tutto senza ritocco.

POSTPRODUZIONE e TECNICA NON BASTANO

Ritocchi molto poco?

Pochissimo, giusto nel bianco e nero per avere la stessa profondità e dinamicità della pellicola. O, almeno, mi piace pensare sia così. Credo che sia giusto scattare e avere già l’immagine pronta nella camera.

Secondo me la fotografia è arte e infatti mi chiedo come mai piacciano le mie foto. Guardo i lavori dei miei colleghi e mi strabiliano, io faccio solo racconti visivi per far capire quello che penso e provo. Nulla più di questo.

Inoltre, non sono amante della tecnica a tutti i costi: è importante quello che comunichi.

La cosa migliore per la fotografia e l’arte in genere è lasciarsi andare, liberi, incondizionatamente. Ci sono regole “tecniche” che esistono e vanno applicate, sono regole formali e ti permettono di utilizzare i mezzi senza poi dover pensare ad altro se non al messaggio e all’emozione.  È questo che fa la differenza tra una bella foto e una buona foto.

PROSSIMI PROGETTI

Ci dai un piccolo anticipo dei tuoi prossimi lavori?

Spero di approfondire ancora e sempre di più alcune idee che ho già in mente, anche per il progetto sulla disabilità e il volontariato; si tratta di diversi progetti che sto portando avanti contemporaneamente ma che avranno bisogno di tempo per vedere la luce.

DICONO DI LUI:

Lo spettatore si muove dentro l’anima di NeMO e di tutte le associazioni che forniscono il loro abbraccio a coloro affetti da malattie neurodegenerative (…)emozioni indelebilmente catturate in questi gioielli. Attimi in bianco e nero, pieni di colori profondi.

Per saperne di più:

Sito:www.raouliacometti.it

Email: info@raouliacomettifotografie.it

Instagram: instagram.com/raoul_i

Facebook: www.facebook.com/raoul.iacometti

Photographers: www.photographers.it

Green Attitude: www.green-attitude.it

Panorama: www.panorama.it/foto

Canon: “Il Tempo ed il tutto”

Designbest: “Essere Design: la grande storia di Caimi Brevetti”

Bakeagency: “L’eloquenza dell’incontro fotografico: Raul Iacometti”

Justbaked: “Raoul Iacometti: le fotografie che scattiamo sono lo specchio di ciò che siamo”

 

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