In un grigio sabato pomeriggio milanese oltre ad una visita al MUDEC e qualche inevitabile acquisto, ho la fortunata occasione di trascorrere un po’ di tempo con il fotografo Luca Noto con il quale chiacchiero del suo lavoro , mentre beviamo un caffè. Luca, si mostra come una persona gentile e riservata, disponibile a qualche domanda alla quale risponde con modestia: nasce così questa intervista.

Ciao Luca, grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Vorrei domandarti subito come descriveresti il tuo stile fotografico.

Il mio stile fotografico è uno stile vero, cerca di essere poco artefatto, con poca “posa” – se così si può dire – e forse poca fantasia, me ne rendo conto, ma quello che tento di fare è descrivere esattamente un momento; posiziono il soggetto in base alla luce ed alla composizione che ho in mente… il resto vien da sé.

In effetti le tue foto trasmettono molta spontaneità e realismo. Dalle tue immagini si percepisce che i soggetti sono perfettamente a loro agio e non in posa, li definirei “scatti rubati” alla quotidianità. Quello che mi stupisce è che tu riesca a ottenere questo effetto familiare anche nei ritratti di molti personaggi famosi di cui il tuo portfolio è ricco: Katherine Kelly Lang, (conosciuta come Brooke Logan della famosa soap opera ‘Beautiful’),Eleonora Pedron, Alessia Marcuzzi, Federica Bertoni, Karina Cascella, Guendalina Canessa,Fabrizio Corona sono i primi che mi vengono in mente… specialmente in questi casi è difficile ottenere naturalezza, immagino. Che rapporto cerchi di instaurare con le persone che vuoi ritrarre?

Desidero avere un rapporto sincero e leale con tutti, che siano famosi o meno,  cerco di non trattare le persone famose da superstar ma nel contempo tento di trasmettere la stima che ho per loro e per quello che hanno ottenuto dalla vita, non dimenticando che magari la notorietà è il risultato anche di sacrifici e di un duro lavoro. Nel caso di “Brooke”, ad esempio, cercavo di sorridere e trattarla come una persona di casa, dato che proprio in casa entrava virtualmente con l’appuntamento quotidiano in televisione; in cuor mio avevo anche un po’ di frenesia, un po’ come i bambini quando non stanno più nella pelle: non vedevo l’ora di vedere la faccia di mia nonna, che per anni ha seguito “Beautiful” quando le avrei detto “Sai che l’altro giorno ho fotografato Brooke?”

Immagino la sensazione…

hai anche qualche aneddoto da raccontarci relativamente agli scatti alle persone famose, quelle che di solito siamo abituati a vedere sulle copertine? Hanno, per esempio, richieste eccentriche, complicate? Ti ricordi in particolare di qualche stravaganza che ti ha colpito o fatto anche solo sorridere sotto i baffi (che non hai)?

Guarda, sarà difficile da credere, ma paradossalmente le richieste più assurde mi arrivano dai clienti che non sono persone note… e forse è una fortuna che sia così, perché avrei paura di dover affrontare richieste di chi ha tutto e tutto è abituato ad ottenere (ride).

No, a parte gli scherzi, le persone famose sono anche quelle più abituate a trattare con i fotografi e ad essere sempre sotto i riflettori, per questo di solito non hanno particolari necessità; sono però esigenti in fatto di tempi: cercano sempre di condensare mille impegni in una giornata e così chiedono di fare tanti scatti in pochissimo tempo, magari con tanti cambi d’abito… che loro chiamano “outfit”, ma è la stessa cosa, suona solo un po’ più importante… Poi anche la consegna degli scatti definitivi deve essere fatta in tempi molto rapidi… insomma, la richiesta è la rapidità, bisogna essere una sorta di macchina da guerra “creativa”…

Oltre alla rapidità di consegna, ti impongono molti altri vincoli relativi all’immagine che ritrai, oppure, una volta visti gli scatti definitivi, ti lasciano carta bianca per quanto riguarda la pubblicazione?

Se parliamo della proprietà dell’immagine, quella di solito rimane a me. Tuttavia prima della pubblicazione mi piace scegliere insieme al soggetto ritratto cosa pubblicare. E’ importante che il soggetto si piaccia nelle foto e non è sempre detto che le immagini che piacciono di più a me siano necessariamente anche le preferite della persona ritratta. Anche questo è un bel momento di confronto, a me piace accontentare sempre tutti, a volte si ha più margine di trattativa e volte meno. E’ comunque sempre curioso capire come le persone si vedono ed è un’ulteriore occasione per comprendere quanto sia diversa la percezione che abbiamo noi di noi stessi rispetto a quella che hanno gli altri di noi… ma forse qui ti sto rispondendo con troppa filosofia ad una domanda che tendeva ad andare sul pratico…

Tornando alla pratica, ci sono particolari elementi che si ripetono nelle tue foto, o regole che ti portano a risultati a te più graditi?

Mi piacerebbe risponderti che no, non ho regole e la fotografia è libertà di espressione, che in effetti può essere vero; guardando però le mie immagini e facendo un’analisi più onesta qualche fissazione emerge, diciamo che le linee di fuga sono un po’ un elemento ricorrente nelle mie fotografia; con un gioco di parole potrei dire che inseguo le linee di fuga: sono importantissime per condurre lo sguardo, anche nella vita siamo portati a guardare in profondità, lontano. Ma stiamo ancora divagando…

E un elemento imprescindibile? Esiste nelle tue foto? Magari un particolare ambiente, o una luce, un colore…

In generale un immagine deve avere sicuramente un punto di interesse, un traguardo al quale lo sguardo può arrivare, secondo me un colore che funziona bene è il rosso, i bambini, se ci fai caso, mettono sempre qualcosa di rosso nei loro disegni. Il rosso è un colore che attira l’attenzione… Poi, se si tratta di personaggi femminili le gambe e gli occhi sono sicuramente tra gli elementi di maggior interesse… magari non gli unici… E’ comunque l’immagine nel suo complesso che deve funzionare, a volte basta un solo elemento, a volte uno sguardo, un’espressione, a volte servono più elementi. Dipende dai soggetti, dai luoghi, dalla luce – importantissima! –  e un po’ anche dal fotografo e dall’ispirazione nel momento dello scatto.   

Quindi, alla fine, nella tua professione di fotografo qual è la difficoltà più grande? E la maggiore gratificazione? 

La difficoltà… più che difficoltà la parte più noiosa e più complicata è forse quella commerciale, amministrativa, un po’ più burocratica, meno piacevole e dove si rischia di sbagliare proprio perché interessa meno e in qualche modo “si vuole sempre fare in fretta” per passare a cose più gradevoli, per il resto anche se gli orari possono sembrare impossibili e il lavoro può sembrare ingente, non mi spaventa.
L’importante è minimizzare la parte burocratica! Ma penso che questo sia un lato che ormai fa parte di ogni lavoro.
La gratificazione maggiore invece è vedere la gratificazione negli occhi e nel sorriso di un cliente. A volte anche le persone più riservate non riescono a non fare trapelare la contentezza.
Quelli sono i momenti migliori! Anche quando vedo una mia immagine pubblicata accanto al mio nome, non nascondo che ho ancora un senso di gratificazione, sono sempre cose che fanno bene al nostro ego, anche se non vogliamo ammetterlo.

Per concludere, mi permetto di prendere in prestito una frase di Umberto Eco, per riflettere un attimo sui social media. Eco infatti diceva:

 “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività . Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Rapportando questa frase alla fotografia, cosa ne pensi? Ha quindi ragione Eco? La qualità dell’immagine risulta oggi, a causa dei social media, profondamente affogata dal rumore di fondo?

Sono d’accordo. Non solo perché è difficile andare contro ad un maestro del calibro di Umberto Eco, ma perché proprio queste fotografie, che tu hai definito “rumore di fondo”, finiscono per diventare una moda malsana; può capitare che un cliente chieda un certo “filtro” come prima richiesta, ancor prima di stabilire un contenuto. In questa ottica nascono tanti sedicenti fotografi che, non appena si scontrano con le prime difficoltà, finiscono per desistere.

Quella del fotografo è una professione bellissima, ma difficile, dove la concorrenza è tanta e solo chi ha volontà, capacità di cogliere le occasioni, oltre che idee, riesce in qualche modo ad emergere. E in questo senso può riuscire a “mettere a tacere gli imbecilli” dei bar di Umberto Eco.