Sleeping by the Mississippi

Gli Stati Uniti, mi dicevano, hanno tre coste. East, West e Golfo del Messico, pensavo io, sbagliando. La terza costa sono le rive del Mississippi, il grande fiume degli Stati Uniti e probabilmente quello con più lettere doppie del mondo, grande spauracchio nelle gare di ortografia e ancor più grande contenitore di storie e di vite che Alec Soth ha deciso di raccontarci nel suo libro “Sleeping by the Mississippi”.

Alec Soth, – il cui nome, stando al suo sito personale (alecsoth.com) fa rima con “both” –  è un fotografo americano che fa parte dell’agenzia Magnum, vive a Minneapolis, lavora dove capita e si descrive come introverso e timido in una misura quasi patologica.

Forse anche un po’ per superare questo suo limite ha intrapreso un viaggio lungo il tratto settentrionale del grande fiume che taglia da nord a sud tutti gli Stati Uniti, cercando di usarlo come trait d’union per le storie che intorno ad esso si svolgono.

Attraverso gli occhi di Soth ci appare un fiume diverso da quello che ci viene presentato dal cinema o dall’iconografia classica, non è il fiume fatto di paludi e coccodrilli (o alligatori?), ma piuttosto quello caratterizzato dagli ambienti freddi e un po’ brulli della parte più settentrionale del suo corso, nelle terre in cui l’autore abita. E’ un percorso fatto di neve o di sterpaglie, dove le dominanti sono spesso blu; un itinerario lungo il quale incontriamo strani personaggi, immagini di abbandono, cose lasciate a metà, a volte munite di impreziosimenti che ne aumentano il fascino senza di fatto migliorarne l’aspetto; è un racconto di luoghi di passaggio, dove le persone non si fermano perché apparentemente non esiste una ragione al mondo per cui fermarsi.

I ritratti si innestano perfettamente nel contesto dei paesaggi e contribuiscono a farci comprendere l’atmosfera dei luoghi, sono ritratti spesso intimi e malinconici, che raccontano solitudini di una vita che sembra al di fuori del mondo; non ci è dato sapere tuttavia se questo sia un reale aspetto della vita delle persone ritratte o se sia il risultato della timidezza delle persone ritratte, che forse fa il paio con quella del fotografo stesso.

Se la fotografia è un linguaggio, questo libro racconta attraverso la ricchezza dei dialetti e della saggezza popolare i grandi temi della vita, come l’arte la religione o la musica, affrontando anche aspetti tragici, come la malattia o la morte, ma sempre mantenendo uno sguardo delicato, quasi poetico nell’assoluto rispetto delle persone o dei paesaggi ritratti.

Al link seguente si può trovare un video che mostra il libro descritto.

 

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